Approfon…dire, gennaio2020 – A cura di sr. Mara Borsi – I giovani hanno bisogno di vedere come si vive, per questo hanno bisogno di avere educatori che abbiano e che stiano vivendo lealmente l’esistenza. Per questo diventa sempre più importante recuperare l’idea che l’insegnante educatore, non è colui che trasmette solo dei saperi, ma è colui che accompagna il discente nel saper valutare le informazioni acquisite e a metterle in relazione tra loro per il bene comune, come “vero direttore d’orchestra”.
Risulta quindi evidente che l’educazione si ha solo nel momento in cui qualcuno accompagna qualcun altro nel difficile compito del discernimento dei saperi e dei valori: «ciò che educa è l’atteggiamento in cui un insegnante dimostra la sua “modalità vivente in rapporto con il reale» (Giussani, Realtà e giovinezza, 177).
Queste osservazioni vorrebbero essere una importante occasione di ripensamento del valore e dell’importanza che ha l’educazione oggi per i giovani, i quali, sono sempre più esposti alla solitudine e peggio ancora all’estraniazione da se stessi, dalla società e dal mondo. Quindi occorre essere ben consapevoli della condizione in cui versa oggi il giovane e la società, per poter comprendere meglio quali proposte e linee educative siano più pertinenti per rispondere ai bisogni di oggi. Questo è necessario se gli educatori voglio crescere umanamente e professionalmente per poter essere veri e autentici compagni di viaggio per chi è loro affidato.
Tre attenzioni per educare
È urgente coltivare uno sguardo desideroso di capire, di conoscere, di mettere in evidenza ciò che contraddistingue l’era contemporanea, con lo scopo di custodirla e rigenerarla verso una più autentica umanizzazione. È ancora più urgente abilitarsi a individuare percorsi dove altri vedono solo muri, è il saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli (cf Christus vivit n. 67).
La capacità di accompagnare i giovani offrendo loro percorsi corrispondenti alle loro attese più vere, ha il significato di saper «accompagnare i giovani nel loro discernimento vocazionale. Quando abbiamo l’occasione di aiutare un altro a discernere la strada della sua vita, la prima cosa è ascoltare. Questo ascolto presuppone tre sensibilità, attenzioni distinte e complementari» (Ibid, n. 291). Queste sensibilità possono incarnarsi in tre indicazioni, necessarie all’azione educativa contemporanea: «la prima sensibilità è attenzione alla persona. Si tratta di ascoltare l’altro che si sta offrendo a noi con le sue parole. Il segno di questo ascolto è il tempo che dedico all’altro» (Ibid, n. 292); «la seconda sensibilità o attenzione consiste nel discernere. Si tratta di cogliere il punto giusto in cui si discerne la grazia dalla tentazione», e per farlo «bisogna avere il coraggio, l’affetto e la delicatezza necessari per aiutare l’altro a riconoscere la verità e gli inganni o i pretesti» (Ibid, n. 293). «La terza sensibilità o attenzione consiste nell’ascoltare gli impulsi che l’altro sperimenta “in avanti”. È l’ascolto profondo di “dove vuole andare veramente l’altro” [… è attenzione] all’intenzione ultima, che è quella che alla fine decide la vita, perché esiste» (Ibid, n. 294).
Questi punti sono trasversali a qualsiasi tipo di educazione, sia essa laica o religiosa; ogni insegnante educatore dovrebbe porli al di sopra di ogni cosa, al di sopra della sua stessa materia d’insegnamento.
Altro elemento decisivo è riscoprire il ruolo della tradizione, della memoria, del passato. Occorre farsi carico anche delle radici, perché dalle radici viene la forza che farà crescere, fiorire e fruttificare (Cf ibid, n. 186). È evidente che un albero fruttifica solo se è ben ancorato ad un terreno buono. Ma fruttifica, se sa trarre gli elementi che lo vivificano, se sa di cosa ha bisogno: nel nostro contesto se il giovane è stato educato al pensiero critico, in modo da trarre le risorse necessarie per la sua crescita.
Le «radici non sono ancore che ci legano ad altre epoche e ci impediscono di incarnarci nel mondo attuale per far nascere qualcosa di nuovo. Sono, al contrario, un punto di radicamento che ci consente di crescere e di rispondere alle nuove sfide» (Ibid, n.200).
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