Anno della Cultura

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Parma, 17 gennaio 2020 – Vedere da vicino il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il quale nutro grande stima e profondo affetto è il mio desiderio di sempre. La Provvidenza, a mia sorpresa, mi ha offerto l’occasione: la Celebrazione a Parma dell’apertura dell’ANNO DELLA CULTURA. Il mio desiderio, noto alla Comunità, è stato esaudito in occasione del mio novantesimo compleanno. La comunità ha desiderato farmi un bel regalo perciò si è data da fare per ottenermi un biglietto di partecipazione anche se la situazione non si presentava facile, dato che neppure il Vescovo l’aveva ottenuto per il suo segretario.

Ma a Dio nulla è impossibile, Egli ha aperto la strada tramite consorelle abili e docenti del CIOFS FP. In un primo momento lo credevo uno scherzo, poi mi sono convinta che era una realtà per cui mi sono lasciata accompagnare dalla Direttrice e dalla Vicaria fino all’ingresso del Teatro Regio dove l’eccezionale avvenimento sarebbe stato Celebrato. Entrata in quel meraviglioso ambiente mi sono sentita spaesata. Per fortuna durante l’attesa all’entrata del salone, gremita di personalità: sindaci, giornalisti, guardie, accanto a me la giornalista di un Quotidiano di Mantova si è prestata alla mia familiare conversazione.

Le porte finalmente si sono aperte e il posto a me assegnato è stato veramente di privilegio: il primo del secondo Palco n. 28: una visuale indescrivibile, mai vista, un’acustica eccezionale, il Presidente con tutto il suo seguito vicinissimo, l’Orchestra in bella mostra, la visione dell’insieme paradisiaca. Tre ore di vera e dolce contemplazione della BELLEZZA.

Sono uscita alle 18.00 con una grande soddisfazione e riconoscenza in cuore per la mia Comunità che con tenacia ha voluto offrimi questo irripetibile dono. Porto con me la seguente convinzione: La buona riuscita dell’anno della Cultura dipende anche da me. Ho fissato in cuore le parole del giovane Assessore alla Cultura e politiche giovanili del comune di Parma Michele Guerra, il quale richiamando S. Agostino ha concluso il suo intervento così: “Sono tempi cattivi dicono gli uomini. Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”.

Sr Giacomina Piantoni



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