Rio nell’Elba, 31 gennaio 2020 – Proprio nel giorno della festa di Don Bosco, il quotidiano Avvenire pubblica un articolo in cui si dà notizia di un giudice civile di Palermo che emette un’ordinanza di chiusura di un oratorio cittadino. Viene accolto il ricorso degli abitanti della zona che si lamentavano perché “i bambini fanno troppo rumore!”. Ancora più sorprendenti le misure imposte per un’eventuale riapertura: un pallone alla volta in campo, non più di un gioco organizzato, le porte di calcio arretrate a distanza di tranquillità dai muri confinanti, niente megafono, pareti perimetrali insonorizzate…
I sacerdoti e i volontari sono preoccupati anche per l’effetto domino che tale ordinanza potrebbe provocare nelle altre numerose realtà cittadine, e oltre ad annunciare azioni anche a livello nazionale, chiedono mobilitazione, almeno intellettuale, c’è da aggiungere. Don Bosco ha fatto dell’oratorio un luogo di santità, ha capito che rincorrere un pallone, per i giovani di tutti i tempi, in un cortile,con la presenza di educatori, è come rincorrere i sogni e tenerli vivi e possibili. Se il cammino di santità è affidato a Dio, alla sua misericordia e all’impegno personale, quello di togliere i ragazzi dalla strada, dare loro uno spazio per vivere in maniera sana e protetta la loro esuberanza, è missione degli oratori. Lo sport è uno strumento educativo e il cortile è luogo dove si impara la socialità, la comunicazione reale, la gestione dei conflitti. Ma evidentemente tutto questo per qualcuno non va bene. Accanto a quell’oratorio di Palermo c’è anche una Casa di cura che ha preso posizione in favore di quel cortile animato,anzi,con l’anima, dicendo che i ragazzi “lungi dal dare disturbo ai pazienti, allietano piuttosto il loro umore”. Non possono esserci commenti: sono due facce della realtà, due modi opposti di concepire l’idea di umanità. Un oratorio chiude, ma un altro se ne apre. A Rio Elba, proprio nel giorno di don Bosco, le Suore salesiane di Rio Marina – attraverso il Progetto L’Isola che c’è – esportano questo modello educativo. Lo fanno aprendo un luogo di accoglienza, nello stile salesiano, in un paese limitrofo, comune unico di Rio, un paese che non ha tradizione salesiana, anche se sr Clara Garbaglia, Figlia di Maria Ausiliatrice, proprio di questo luogo era originaria. È bello sottolineare la coincidenza di questi due fatti perché è come accogliere l’invito di don Bosco: “Tenete a memoria che la solita parola che usa il demonio quando vuole spingerci al male è : Oh, non è niente!” Quindi è tanto se ci indigniamo quando arrivano notizie di certi fatti, ed è fare bene, fare IL bene, quando non ci si lascia intimorire e si cerca di dare risposte ai giovani, nonostante tutto. E la bolla di gommapiuma che si vorrebbe imporre per legge intorno al loro mondo, allora, non è una difesa per gli altri di fuori, ma una protezione per chi sta dentro, la cura per coltivare i sogni e farli diventare grandi… Sogni e speranze di cui i giovani sono portatori sani.
Lina Gemelli
Lascia un commento